lunedì 31 agosto 2015

Frammenti di Ricordi di un desaparecido



Copertina del fumetto breve scritto e disegnato da James Fantauzzi 



Prefazione


Un bagliore di luce diafana, proiettato in uno scenario esangue di crudo iperrealismo, squarcia le tenebre di un agghiacciante volo negli abissi della morte e dilania il velo di silenzi delittuosi che avviluppano la storia di una delle più disumane e spietate dittature del secolo scorso.

Narrare la storia dolorosa e straziante dei desaparecidos e piantarne la memoria, per contribuire alla crescita e alla diffusione della verità e della giustizia, utilizzando la tecnica del fumetto, rappresenta indubbiamente una scelta coraggiosa e ad alto rischio di banalizzazione.

La narrazione fumettistica di James Fantauzzi, in questa ottica, rappresenta una manifestazione artistica di pregio, che origina dal guscio di sentimenti tenaci e inflessibili di denuncia e di indignazione e dall’intento di testimoniare una catastrofe umana nel suo aspetto più duro e brutale di violenza e sopraffazione. Il tessuto inestricabile di linguaggi iconici e verbali, che rendono più visibili, anche negli aspetti più cruenti, gli orrori che hanno macchiato la storia e la coscienza dell’uomo del nostro tempo, sostiene saldamente e alimenta pervasivamente il grido di accusa, di angoscia e di speranza, che permea tutto il lavoro.

L’ordito di pensieri, passioni, emozioni e sentimenti si manifesta in maniera sensibilmente percettibile nell’immediatezza del fumetto e si rivela in una concrezione efficace e in un impasto complesso di espressioni diverse, quali il disegno, la narrazione, i dialoghi, con un risultato particolarmente avvincente e toccante.

La trama è costituita da una denuncia scabra, amara e dolorosa della ferocia della dittatura argentina e del dramma dei desaparecidos e si esprime in un linguaggio diretto, sostenuto dai riflessi allusivi dell’immagine, che consente la trasposizione immediata del lettore nella storia e nel dramma umano, sociale e politico evocato iconicamente, a tinte forti e cruente, nella narrazione.

La sequenza di immagini, drammaticamente segnata da contrasti in bianco e nero netti e decisi, irrorata spesso dal rosso vivo del sangue – che vuole riecheggiare la criminale efferatezza della vicenda narrata – genera una travolgente e dolorosa carica emozionale, un moto impetuoso di indignazione, un senso di smarrimento e, nel contempo, di possente radicamento nei valori di libertà, democrazia e giustizia, che proiettano il lettore nella scena e lo coinvolgono in maniera appassionante e partecipe.

Il messaggio più significativo ed emblematico, che si apprezza nel lavoro di Fantauzzi, è quello dell’assunzione dell’arte come baluardo contro la barbarie e come momento catartico nella catastrofe, in una dimensione in cui l’immaginazione rappresenta l’ultimo e unico approdo salvifico e liberatorio di una umanità umiliata, calpestata e resa orribilmente impotente in un abisso di disperazione.

L’immaginazione … Sì l’immaginazione, che costituisce l’impasto sincretico del fumetto, che nessun potere dispotico, nessuna dittatura, nessuna atroce tirannia potrà mai annientare e rendere desaparecida. Mai!

Prof. Ilio Leonio